Possono ottocento pagine raccontare una vita?
Irving Stone riesce in questa impresa, e lo fa con un romanzo. Avanza seguendo i passi tortuosi compiuti dal Maestro riuscendo a imprimere tutta la forza, il tormento e il genio del più celebre scultore rinascimentale. Stone attinge da un copioso materiale bibliografico tutte le informazioni necessarie per dare una cronologia agli eventi dell' imprevedibile vita di Michelangelo Buonarotti.
La genialità e il fermo carattere dello scultore ci accompagnano lungo tutto il romanzo, in cui Stone sceglie la semplicità del dialogo per esprimere al meglio le vicende, che non riguardano solo l'artista, ma un'intera società, il Rinascimento, disposta a fare della cultura il peso morale della società.
Stone attinge da un'ampia documentazione le varie testimonianze, sia del Buonarroti che di tanti noti personaggi dell'arte rinascimentale, politici, papi ecc. In effetti lo scultore è uno dei pochi artisti di cui si possiedano così tante informazioni sia letterarie che artistiche, consentendo di affrescarne la vita nei minimi particolari.
Stone ci catapulta in una nuova dimensione, alla corte medicea che plasma la maturità di Michelangelo e ne completa la formazione culturale e sociale. Ogni sua opera da questo momento viene incisa dalla passione e dotata di un'anima, quasi un riverbero dell'eternità, un tutt'uno col cosmo.
Non si capisce se è Dio a muovere la mano dell'artista o se sia la sua mano un'estensione del divino. Quel che è certo è che ogni opera diventa uno spartiacque dell'arte pittorica, scultorea e architettonica. Il balzo è netto, e gli artisti coevi a Michelangelo ne sono ben consci, tanto da apprestarsi a imitare e apprendere le sue tecniche per portarsi al suo passo.
Michelangelo diventa il testimone di un'epoca in cui la 'cultura' era di moda, dove i fiorentini custodivano gelosamente le più preziose opere d'arte nelle loro case (il Savonarola nel farà bruciare buona parte). Una frase appunto rende merito a questa Firenze di cui tanto vien da provare nostalgia: << l'Italia è il giardino d'Europa, la Toscana è il giardino d'Italia, mentre Firenze ne è la rosa più bella>>. Io aggiungerei che Michelangelo ne fu la rugiada che al mattino si posa sui suoi petali, siglando un patto d'amore per l'arte che al giorno d'oggi è ormai estinto.
Assolutamente da leggere per chi vuole rivivere le atmosfere irripetibili del Rinascimento.

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