Quando si tratta di fatti storici Montanelli ha sempre mostrato una propensione per l'inopinabile verità sulla causa-effetto. Con la partecipazione di Marco Nozza, professore di storia nonché collaboratore per l'Europeo, il compito di svelare "l'uomo" si ripartisce in un confronto a doppio binario per tentare di raccontare gli eventi liberi da quell'aurea di mito che accompagnò la vita di Garibaldi durante le sue stesse imprese. Si confermano così le leggende che girano sul conto dell'eroe dei due mondi e si sfatano i miti sulla sua inappagabile virilità, per certi versi quasi autoreferenziale.
Il personaggio è indubbiamente di grande spessore, nonostante la sua comprovata ignoranza e ottusità nei confronti di personaggi ben meno impulsivi della sua persona (Mazzini). Resta comunque un uomo tutto d'un pezzo dal carattere incorruttibile, un vero liberatore dei popoli oppressi.
In effetti in un confronto storico con il rivoluzionario Ché, Garibaldi sembra essere riuscito ad esaurire tutte le sue energie nelle rivoluzioni con quello stesso atteggiamento filantropico che caratterizzò il rivoluzionario argentino, deceduto troppo presto per poter raccontare le sue memorie. In questo riesce Garibaldi. Acciacchi, ferite, senilità, nulla sembra poter arrestare questo condottiero quasi vittima delle proprie scellerate ambizioni, con la quale lega la storia inesorabilmente alle proprie rocambolesche imprese ammantate di una buona dose di fortuna.
Scorrendo le pagine del libro si scoprono i più disparati aneddoti ritenuti solo fantasie postume, spesso contenute nelle stesse memorie di Garibaldi; gli amori, i figli e le sofferenze fisiche, senza dar meno ruolo ai compagni di vita che in alcuni casi lo sosterranno fino al suo capezzale.
Dopo aver letto tutto d'un fiato questa cronistoria mi viene subito da pensare perché i giovani di questo paese, unito dal 1861, non indossino con vanità e orgoglio magliette con il volto stampato dell'eroe rivoluzionario per eccellenza, che per la propria inattaccabile coerenza non ha nulla da invidiare al suo alter ego argentino vissuto un secolo dopo con le stesse convinzioni di libertà, uguaglianza e fratellanza.
Qualcosa sul cui riflettere quando ricerchiamo l'orgoglio per una patria che sembra aver scordato le sue utopistiche ambizioni di unificazione e dominio. Il presente ha bisogno di solide fondazioni per andare avanti e Garibaldi è di sicuro uno di quei pilastri che sorreggono il nostro passato che già allora guardava ad un radioso futuro.
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