giovedì 12 marzo 2015

Vittorio Sgarbi-A regola d'arte

Quaranta regole d'arte sul bello, fosse anche brutto. Veniamo proiettati in una bolgia di opere messe in ordine secondo passione, e proposte con accurata critica per il gusto dal Virgilio dell'arte, pronto a suscitare curiosità per il mondo culturale, abbandonato dalla scuola e dalla società. 

Il libro è datato al 1998, ma svolge con determinazione il suo compito: raccontare il bello. La confusione si sa, è dietro ogni angolo dell'ignoranza, e combatterla è una dura prova, che credo giustifichi in qualche modo le grida isteriche di un personaggio televisivo come Sgarbi. Si racconta della storia, i luoghi, gli autori, i pittori, scultori, architetti, i poeti. 
Qual'è il valore dell'arte, come si determina, come si riconosce e perché. E' un approccio nuovo, su misura per chi non ha mai capito qual'è l'utilità di una pinacoteca o a cosa serva contemplare un quadro di autori di cui spesso neanche si conosce il nome. A tutto o forse a niente. In effetti l'arte non possiede nulla di pratico ai fini della quotidianità, eppure è in grado di suscitare emozioni anche agli spettatori più distratti. L'arte si racconta, ma per leggerla bisogna dotarsi degli strumenti idonei a svelarne ogni sfaccettatura, simbolo, significato. 

Le pagine di storia non si muovono solo nelle parole ma anche nelle visioni di chi ha saputo fissare su una tela un concetto o di scolpire nel marmo un evento, un momento, un'impressione di vicende che sarebbero ora perdute. Tutto trova il suo senso, anche l'incomprensibile arte del bello, basta solo fermarsi e guardare.

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