venerdì 27 marzo 2015

Le Corbusier-Maniera di pensare l'urbanistica

L’urbanistica, questo è il concetto che Le Corbusier vuole analizzare in questo piccolo ma articolato saggio, anche se un po’ datato. Oltre allo sviluppo di competenze tecniche, l’architetto ricorda le necessarie competenze d’obbligo nell’arte del costruire: non solo tecnica ma anche coscienza. 

L’urbanistica segue di pari passo l’architettura, ma non intesa ad avvolgere l’uomo, a obbligarlo in percorsi caotici del vivere quotidiano, piuttosto è un’architettura funzionale che persegue lo scopo della ‘gioia di vivere’. Luce, economicità, resistenza, efficienza convivono in totale armonia per risolvere il nuovo malessere moderno, quello della società industrializzata; un treno impazzito che ha mutato in breve tempo il volto delle società rurali, ha calamitato la transumanza di popoli dalla periferia al centro delle città, nuove promesse del benessere contemporaneo, chimera di una nuova vita coronata di successi e gioie quotidiane. 
Tutto falso. I comfort promessi sono disattesi e sostituiti da strade congestionate di veicoli in transito dall’interno all’esterno e viceversa. La crescita urbana è avvenuta senza logica, senza regole, senza sinergie tra gli spazi e l’uomo che li occupa. Tutto si avvolge di un cupo presagio, la ‘gioia di vivere’ tanto desiderata è semplicemente svanita. Ora tocca all’urbanista analizzare il disastro e porvi rimedio. Le Corbusier muove i propri passi dalle città del passato, dalla Parigi dei parigini, da un centro a misura d’uomo; per poterlo replicare in chiave moderna ed assicurare una logica distribuzione di tutti gli spazi che ruotano intorno al cittadino nel suo caos quotidiano.

Gli schemi proposti trovano, in effetti, riscontro nelle più moderne città del Nord Europa, ma a mio avviso rientrano in schemi utopistici dove si da per scontato la gioia dell’uomo soddisfatto. La storia insegna che le grandi gioie dell’uomo hanno fondato le loro radici nei momenti più disastrosi della comunità. L’uomo appagato e soddisfatto cade subito in uno stato di depressione e senso di inutilità che hanno lo scopo di spronare a reagire alle più aspre condizioni di vita. Ciò che appaga è la ricerca della felicità, che in genere perdiamo una volta ottenuta. Un elemento a mio avviso inscindibile dal volubile carattere dell’uomo, sempre pronto a smentire se stesso e ciò che lo circonda.

Libro datato, ma tutto sommato interessante per chi vuole avvicinarsi all’eclettico personaggio svizzero naturalizzato parigino.

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