L’urbanistica, questo è il concetto
che Le Corbusier vuole analizzare in questo piccolo ma articolato saggio, anche
se un po’ datato. Oltre allo sviluppo di competenze tecniche, l’architetto
ricorda le necessarie competenze d’obbligo nell’arte del costruire: non solo
tecnica ma anche coscienza.
L’urbanistica segue di pari passo l’architettura,
ma non intesa ad avvolgere l’uomo, a obbligarlo in percorsi caotici del vivere
quotidiano, piuttosto è un’architettura funzionale che persegue lo scopo della
‘gioia di vivere’. Luce, economicità, resistenza, efficienza convivono in
totale armonia per risolvere il nuovo malessere moderno, quello della società
industrializzata; un treno impazzito che ha mutato in breve tempo il volto
delle società rurali, ha calamitato la transumanza di popoli dalla periferia al
centro delle città, nuove promesse del benessere contemporaneo, chimera di una
nuova vita coronata di successi e gioie quotidiane.
Tutto falso. I comfort
promessi sono disattesi e sostituiti da strade congestionate di veicoli in
transito dall’interno all’esterno e viceversa. La crescita urbana è avvenuta
senza logica, senza regole, senza sinergie tra gli spazi e l’uomo che li
occupa. Tutto si avvolge di un cupo presagio, la ‘gioia di vivere’ tanto desiderata
è semplicemente svanita. Ora tocca all’urbanista analizzare il disastro e porvi
rimedio. Le Corbusier muove i propri passi dalle città del passato, dalla
Parigi dei parigini, da un centro a misura d’uomo; per poterlo replicare in
chiave moderna ed assicurare una logica distribuzione di tutti gli spazi che
ruotano intorno al cittadino nel suo caos quotidiano.
Gli schemi proposti trovano, in
effetti, riscontro nelle più moderne città del Nord Europa, ma a mio avviso
rientrano in schemi utopistici dove si da per scontato la gioia dell’uomo
soddisfatto. La storia insegna che le grandi gioie dell’uomo hanno fondato le
loro radici nei momenti più disastrosi della comunità. L’uomo appagato e
soddisfatto cade subito in uno stato di depressione e senso di inutilità che
hanno lo scopo di spronare a reagire alle più aspre condizioni di vita. Ciò che
appaga è la ricerca della felicità, che in genere perdiamo una volta ottenuta.
Un elemento a mio avviso inscindibile dal volubile carattere dell’uomo, sempre
pronto a smentire se stesso e ciò che lo circonda.
Libro datato, ma tutto sommato
interessante per chi vuole avvicinarsi all’eclettico personaggio svizzero
naturalizzato parigino.
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